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SCRIVI LA TUA STORIA ALL'INDIRIZZO
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Ogni vita è un libro da leggere e da rileggere... Se ognuno di noi potesse leggere la storia dell'altro, si sentirebbe meno solo! Noi non siamo attori su un palcoscenico che calerà presto le tende, siamo attori in uno spettacolo che continuerà per sempre perchè il nostro copione si chiama "Vita" e per non far abbassare il sipario dobbiamo avere il coraggio di ribellarci alle ingiustizie!!! Ci vuole coraggio in questo tempo e ci vuole anche il coraggio di "organizzare il coraggio"... Condividi la tua storia con noi, denuncia le violenze che hai subito, urla contro la camorra delle piccole cose e delle grandi cose! Se vuoi restare nell'anonimato, siamo ugualmente contenti di leggere la tua esperienza! L'importante è iniziare a parlare! "Un viaggio di mille miglia comincia sempre con un primo passo..." Lao Tzu 2> Racconto di Gyusneyland Quell’isola che non c’è!
“Quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente.” L’interessante post-Basilicata del confino di Carlo Levi. Uno schema che ha ispirato la letteratura, in special modo quell’ars scrivendi che mette da parte il descrittivo, caricandolo di emozionale. “Paziente” è l’atteggiamento di chi non comprende, ma accetta i meccanismi viziosi di piccoli paesini trapiantati nel buco del culo del mondo dell’isola felix lucana, che verifica valori PIL tra i più bassi del Paese ufficiale o ufficioso! Riprendiamo l’equazione marxiana per spiegar la subordinazione di una sovrastruttura ideologico-culturale alla sfera economico-strutturale. Pensiamoci su e guardiamo al Mezzogiorno. Una zolla di terra, pur se naturalmente dotata di giacimenti di petrolio nella Val d’Agri, di campi di vite nel Volturno e la copiosa coltura sulle coste dell’ex magna Grecia. Un governo poco “assistenziale” (criterio di stato di una Costituzione che sembra star lì solo a mò di cantilena) e incline a tendenze federaliste ci fa consapevolizzare che la “terra di briganti” è lì solo per l’ipotetica comoda disponibilità di sversamento tossico. Tentativo di convenienza bocciato anni fa dall’orgoglio lucano, da scarse basi ideologiche e piuttosto un’autoptica necessità davanti a un pericolo materialmente imminente di difendere se stessi, i propri figli, quelle generazioni che fingono le generazioni future. “A terra è nosta e nun s’adda tuccà”:dei briganti però non c’è nessuna arte, semplicemente la tecnica di attaccamento alla propria terra, il lavoro e il loro essere. E’ una regione che non teatrizza i grandi scandali;raramente va in prima pagina, e spesso per l’ottusa, poco lungimirante mossa della dirigenza sofa! Cresce nei camerini dell’abominevole spettacolo allestito dalla politica interessata dei nostri tempi. Un pluriabbraccio montuoso naturalmente spontaneo per Castelsaraceno, 1000abitanti o poco più discriminati dalle mentalità dei vecchi e nuovi. C’è una parte bella di questo sputo di paese, rivestita di verde e col pallone riflesso nelle retine. Il “che fare” di Silone, eco martellante delle pagine finali di Fontamara, cerca di sciogliersi nell’iniziativa di un ventunenne castellano, Antonio Lofiego, calciatore di vecchia data del campionato allievi e figura chiave nonché capocannoniere dell’A.S.Castelsaraceno, esperienza biennale alle rappresentative nazionali a carico della FIGC. Corteggiato da numerosi allenatori di squadre limitrofe, si allena attualmente nell’aquila del Villa d’Agri. Calcio al piede e un sogno in mano. I ragazzini se ne stanno tutti i pomeriggi nel bar, in compagnia di briscole e videogiochi:Che fare? Qual è il solvente per sciogliere codesto rebus?Offrire un’alternativa. E l’importante non è certo il risultato (agonisticamente parlando), ma il percorso (umano-educativo). Quantità numerica da definire di ragazzini si allena con scadenza bisettimanale a tocchi di tacchetti e fischietto nel campetto di erbetta sintetica del centro sociale di Castelsaraceno. Confidiamo nello speranzoso enunciato che “la fantasia dei bambini può cambiare il mondo!”. Bambini che devono però esser guidati, ordinati e stimolati da mano educatrici, implodendo in competitiva umiltà. Incoraggiano il timido feto sportivo l’entusiasmo delle mamme (subito manifesto) e il sostegno dell’ala cattedra della scuola elementare Ciro Fontana. Con la speranza che l’abbozzo progettuale non sia l’eccezione che conferma la regola patetica di delega, secolare motto del Sud. Impegno?!No grazie. Questi ragazzini, dal più timido all’estroverso protagonismo infantile, sembrano crederci davvero. Lo sport, come per la boxe a Casal di principe, è lo strumento sintetico che può tracciare percorsi paralleli ai circoli viziosi che attanagliano le intelligenze. E allora, saran rose e fioriranno colture rispettose e vogliose di smembrar l’alone utopico, fantasma ombroso di ogni iniziativa allocata geograficamente nel Meridione e, a fortori, in Lucania (e non si legge “provincia di Lucca”!). Nella terra occasionalmente di tutti e costantemente di nessuno c’è una generazione che vuole crescere, lavorare e lasciarsi alle spalle senili standar (Africa docet!). Figure celebri dello scenario filosofico ci insegnano che tutto deve necessariamente partire da una “retta conoscenza”. E’ una questione di impostazione chiarire mezzi e punteggiare scopi educativi, acchiappandoli con la bocca dello stomaco, non con fede disillusa ma con critica fiducia. L’appennino lucano, come postazione d’opinione, si riconverta ai bagliori del mattino, i cittadini escano dalle loro case, come voleva Rocco scotellaro e siano protagonisti delle loro storie! L’entusiasmo e l’euforia di inizio corsa della squadra si nuovo stampo si stabilizzi in un concerto impegnato e che prometta-premetta intelligente capacità di bambini e ragazzini di osservazione-correzione alle politiche dell’oggi. La partita può iniziare! 1> Storia raccontata da Michela Fabozzi: http://www.liceocaivano.it/public/contenuti/32/Alice.pdf
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